Il percorso di Carlo Magno da Bergamo in Valle Camonica e Trentino.

Il viaggio di Carlo inizia da Bergamo

Proprio per combattere i Longobardi, eretici ariani od iconoclasti, definiti pagani o giudei dall’antico documento di Santo Stefano, Carlo mosse verso la città di Bergamo.

Qui storia e leggenda si intrecciano e si sovrappongono. Il documento ricorda infatti il miracolo di Sant’Alessandro, fatto decapitare dal duca Lupo “a causa della fede”.
In occasione del martirio del soldato romano, secondo lo scritto, si videro sei ceri ardenti, non sorretti da alcuno, librarsi in aria e si udirono suonare le campane per grazia divina, senza alcun aiuto umano.
Di fronte a questi segni miracolosi il duca Lupo si convertì alla fede portandosi con Carlo Magno a San Giovanni di Cala dove dimorava un signore di nome Aloro. Anche costui, vedendo tanta gente circondare il suo castello, si convertì alla fede di Cristo.
In questa zona, antico castelliere che domina il lago d’Iseo, sopra Lovere, all’inizio della Val Camonica, si trova un’altra copia della leggendaria spedizione di Carlo Magno.
La versione di questo documento, custodito in sagrestia e redatto nel 1805 da antiche pergamene, è leggermente diversa rispetto al privilegio di Santo Stefano di Rendena. Essa è particolarmente interessante, perché sembra completare e correggere alcuni anacronismi del testo di Carisolo. Infatti il Papa qui, correttamente, viene indicato in Papa Adriano, contemporaneo di Carlo Magno e suo grande amico, anziché in Papa Urbano che era il papa della prima crociata.

IL PERCORSO DI CARLO MAGNO

In Valle Camonica

Dopo Lovere l’esercito di Carlo proseguì il suo viaggio lungo la romana Via Valeriana giungendo al Castello di Gorzone, posto all’inizio della Val di Scalve. Questa valle scoscesa e suggestiva è sempre stata ricca di acqua e di miniere, fin dall’antichità, e quindi zona strategica da controllare per garantirsi il rame e il ferro.
In questo castello fortificato, residenza della potente famiglia dei Federici, si nasconde il racconto di una misteriosa monaca che, per conto di Carlo, intavolò con Lamideo, signore del luogo, le trattative per il governo della Valle Oriola, cioè della Val Camonica. La Valle, dice lo scritto, “era fedele”.
E’ documentato infatti che Carlo Magno nel 774 donò all’abbazia francese di Tours le rendite della Valle Camonica “causa vestimentorum”, cioè per confezionare gli abiti degli ecclesiastici. Non a caso lungo tutto il percorso dei franchi si ritrovano copiosi i santi della grande abbazia francese, primo fra tutti S. Martino.
Il nonno di Carlo Magno, Carlo Martello, aveva salvato Tours fermando gli arabi a Poitier nel 732. Proseguendo nella sua avanzata l’esercito di Carlo arrivò ad Esine dove fu ucciso Ercole, il signorotto locale, perché non voleva convertirsi all’ortodossia cattolica.

Il castello fu distrutto e, al suo posto, fu edificata una chiesa in onore della Santissima Trinità tuttora testimonianza di un bel romanico medioevale. La diffusione del culto della Trinità era una chiara opposizione all’eresia ariana e “adozionistica” che non credeva nella divinità di Cristo “consustanziale” al Padre.

IL PERCORSO DI CARLO MAGNO

L’attacco alla Civitas Camunnorum

Poi l’armata di Carlo Magno ritornò sui suoi passi verso l’antica città romana dei Camuni, ben difesa dal fiume, dalle rocce e dalle colline circostanti. L’esercito franco attraversò il ponte Blasie, definito “pontem”, ma anche “porta”, “portum”, dagli antichi manoscritti. Tre parole diverse che individuano con precisione lo storico passaggio sul fiume Oglio di Cividate Camuno. Qui Carlo attaccò il maniero distruggendolo ed edificando al suo posto una chiesa in onore di Santo Stefano su un dosso di antichissimi insediamenti umani.
Il duca longobardo, alleato di Tassilone di Baviera, si oppose ai franchi, capitolando solo dopo un’eroica resistenza.

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La leggenda di San Glisente

Poco oltre, in base al manoscritto di Cala, la spedizione fece tappa a Berzo, presso la chiesa di San Lorenzo, che custodisce la leggenda di San Glisente. Questi, valoroso soldato di Carlo, stanco della guerra, si ritirò eremita sui monti della Valle. Il santo trovò rifugio in una grotta, passando il resto della vita in preghiera e penitenza. Un’orsa ed una pecora mansueta gli procuravano il cibo quotidiano.
Anche Fermo e Cristina, fratelli di Glisente, seguirono il suo esempio e si ritirarono sui monti circostanti.
Di tanto in tanto, all’imbrunire, i tre eremiti accendevano fuochi per comunicare tra loro, tradizione per secoli molto diffusa in tutto l’arco alpino.

IL PERCORSO DI CARLO MAGNO

Il controllo della metallurgia

Proseguendo nel leggendario viaggio, Turpino, vescovo di Reims, che spesso tesseva le relazioni per conto del re franco, piantò sopra un “monticello” il suo vessillo. A Bienno, Carlo fece edificare una chiesa in onore di San Pietro in Vincoli (San Peder Süc).
Questo paese è noto fin dall’antichità per i suoi magli e le sue fucine, dove si lavorava il ferro e, in tempi passati probabilmente, si forgiavano anche le armi.
Il controllo della metallurgia, ai tempi di Carlo Magno, era strategico anche ai fini dello sviluppo del commercio e dell’artigianato nell’ambito del “rinnovamento carolingio” che aveva scosso tutta l’Europa. In una località che si chiamava Bràistinus, prosegue il racconto, Carlo combatté contro re Cornero uccidendolo e distruggendo il suo castello. Al suo posto costruì una chiesa dedicata a San Giovanni che ancora non è stata identificata. A Prestine, antico presidio romano sulla strada verso il Passo di Crocedomini, una radicata tradizione popolare racconta di “un pagano” che si nascondeva in cunicoli sotterranei collegati ad un castello, oggi non più esistente.

IL PERCORSO DI CARLO MAGNO

Preso l’Alano

Al Castello di Breno, si incontra la leggenda di Cornelio Alano, inseguito e catturato da Carlo Magno in Val di Scalve, donde il nome di Presolana (preso l’Alano) dato alla più alta montagna del luogo.
Poi Carlo proseguì verso la media Valle Camonica toccando due tra le più belle e antiche chiese della Valle: S. Siro e S. Salvatore. Questa zona è nota per i suoi graffiti che testimoniano la presenza di una grande civiltà preistorica. Essa ha un fascino particolare fin dall’antichità, per i giochi di luce dalle montagne circostanti e per il culto dello “Dzir”, “il cervo”, che qui si venerava.
Secondo alcuni autori, su questo retaggio pagano si innestò il culto cristiano di S. Siro, famoso per i suoi inni contro l’eresia ariana ancora diffusa presso i longobardi, che pure avevano abbracciato la fede cattolica.
In base alla scritta del privilegio di Santo Stefano, Carlo Magno, risalendo la valle, proseguì per Edolo erigendo la chiesa di San Clemente che si trova all’incrocio tra la via romana verso il passo del Tonale e quella per l’Aprica, nel luogo dove gli antichi adoravano l’acqua, il sole e il dio Saturno.

IL PERCORSO DI CARLO MAGNO

La battaglia del Mortirolo

Avanzando Carlo schierò il suo esercito contro i longobardi dell’alta Val Camonica.
Su queste montagne, che oggi sono pacifici pascoli e alpeggi soleggiati, ci fu un grande scontro; vi perirono molti “fedeli e infedeli” e per questo il luogo venne chiamato Mortirolo: “monte dei martiri”. Più in basso, a Monno, Carlo fece edificare una chiesa in onore di San Brixio. Qui ancora oggi è murata una lapide che, fin dal 1600, ricorda il passaggio del conquistatore franco, riprendendo un testo del 1470.
San Brixio, successore di San Martino di Tours, pur essendo un Santo poco noto, curiosamente è anche il patrono di Saone, nel Trentino, dove pure esisteva un affresco rappresentante Carlo Magno in atto di venerare S. Stefano andato distrutto con la costruzione della nuova chiesa. Venendo dalla Val Rendena per la vecchia strada, verso la fortezza di San Martino di Lundo e Riva del Garda, l’Imperatore e il suo esercito potrebbero aver raggiunto Verona, alla caccia di Adelchi, figlio dello sconfitto re Desiderio.
Tornando in alta Valcamonica, in una terra chiamata Davena, Carlo Magno fece edificare una chiesa in onore di San Michele e San Giorgio alle “acque marzie” e, più sopra, una chiesa intitolata a San Sandro, tra Vione e Temù. “In capo alla valle” a Ponte di Legno fu infine costruita un’altra chiesa dedicata alla Santissima Trinità che, secondo il testo del privilegio di Santo Stefano, doveva tramandare il nome del sovrano per tutta la Valle.