Il percorso di Carlo Magno nel Trentino.

IL PERCORSO DI CARLO MAGNO

In Val di Sole il miracolo di Pellizzano

Poi Carlo Magno affrontò il tratto più difficile: il passaggio del monte Tonale , che collega la Lombardia al Trentino, come avevano già fatto i franchi, molti anni prima, venendo dalla Valtellina. L’esercito dovette superare picchi altissimi e impervi passaggi, ma passò compatto in Val di Sole dove a Pellizzano intercettò una gran quantità di pagani.
Qui, all’uscita della chiesa di S. Maria, avvenne un nuovo fatto straordinario: l’asta del vessillo della Santa Croce, piantata dal vescovo Turpino, fu trovata miracolosamente fiorita.
Di fronte a questo avvenimento soprannaturale il Papa, riempitosi il guanto di sabbia, concesse alla chiesa tanti giorni di indulgenza per il giorno di Santa Maria, quanti erano i granelli di arena ivi contenuti. Anche qui esisteva un affresco simile a quello di Carisolo, sempre opera di Simone Baschenis, che illustrava il passaggio di Carlo Magno, purtroppo distrutto nel 1841. Risalendo la Valle, che allora prendeva nome dal monte Valiana, il lungo corteo arrivò al passo, oggi chiamato Campo di Carlo Magno, che in epoche precedenti si chiamava Passo della Moschera.

IL PERCORSO DI CARLO MAGNO

In Val Rendena

Superato il valico, lo spettacolo delle Dolomiti di Brenta, da un lato, e dei ghiacciai dell’Adamello, dall’altro, certamente incantarono Carlo Magno, che giunse in Val Rendena sulla sponda sinistra del fiume Sarca.
Non potendo attraversare la zona ricca di paludi e acquitrini, l’esercito franco proseguì verso Giustino e Massimeno in quella che si chiamava la Curazìa di Sopracqua. Qui Carlo distrusse un castello costringendo “il maggior giudeo della valle” ad abbandonare la sua fortezza e a fuggire “oltre il mare”, dice l’antico documento. Forse oltre il lago di Garda, ma anche riparando alla corte di Bisanzio dove aveva trovato rifugio Adelchi, figlio di re Desiderio sconfitto a Pavia nel 774. A Massimeno esiste un’antica chiesetta dedicata a San Giovanni con affreschi dei Baschenis.
Scopo dei franchi, oltre al presidio dei passi alpini, era anche il controllo dell’approvvigionamento dei minerali. L’alta Val Rendena è ricca di antiche miniere di quarzo purissimo, indispensabile per la fabbricazione del vetro che proprio nel periodo carolingio trovò nuovo impulso. A Carisolo, proprio sotto la chiesa di Santo Stefano, era attiva un’antica vetreria di proprietà della famiglia di Nepomuceno Bolognini; tra i primi a riportare il testo della Leggendaria spedizione di Carlo Magno sull’Annuario della SAT del 1875. Poi Carlo attraversò il fiume Sarca, probabilmente utilizzando l’antico ponte romano di Fisto, che si trovava nei pressi della pieve di S. Vigilio. Da qui arrivò a Pelugo dove, sopra il paese si trovava una rocca. Catanio, signore del castello, immancabilmente distrutto, fu convertito alla fede di Cristo. Su quelle rovine fu costruita una chiesa in onore di San Zenone, altro ardente oppositore dell’eresia ariana.

IL PERCORSO DI CARLO MAGNO

A Santo Stefano il battesimo dei pagani

Vedendo in lontananza una piccola chiesetta arroccata su uno spuntone roccioso, l’imperatore e il suo seguito si diressero verso Santo Stefano di Rendena, dove si raccolse una moltitudine di persone per essere battezzata.
I sette vescovi concessero indulgenze a piene mani e Antonio da Solerio, paggio dell’imperatore per sette anni, ne “ebbe grazia” a favore della chiesa per ogni prima domenica del mese e per ogni festa principale.
Solero è un paese vicino ad Alessandria, sulla via Francigena, dove vennero portate le reliquie di San Perpetuo di Tours dopo le invasioni dei Normanni. Faceva parte delle Donazioni di Carlo Magno come la Valle Camonica e il Lago di Garda.
Secondo la leggenda, prima di ripartire da Carisolo, Carlo lasciò sul posto “uno scritto” per testimoniare “tutto ciò che avevano fatto in ogni luogo”.

IL PERCORSO DI CARLO MAGNO

Blaviam verso il lago di Garda

Quindi il grande condottiero, con tutto il suo esercito, si diresse verso “Blaviam”, località non ancora individuata con precisione.
Potrebbe trattarsi del Bleggio da dove, attraverso il passo di San Giovanni, sopra Lundo, e la fortezza di San Martino, si può scendere verso il Lago di Garda, all’epoca controllato da Sirmione, fedele al re di Francia.
Infatti, nella zona, si trovano altri collegamenti con Carlo Magno a Stenico. In un affresco di questo castello si narra della donazione delle Giudicarie e di Riva del Garda da parte dell’Imperatore del Sacro Romano Impero al vescovo Vigilio, cioè alla Chiesa di Trento. E, nella splendida chiesetta del castello, di epoca tardo-carolingia, ritroviamo i santi di Tours.
Ma Blavia, che deriva dal latino “belli via” (strada della guerra), è anche il nome di un’antica fortezza in Francia, alle foci della Gironda, dove si ritrova il mito di Orlando. Qui, sul cammino che va verso San Giacomo di Compostela, nell’antichissima chiesa di San Romano, una leggenda colloca la tomba del famoso paladino, sepolto con ai piedi la sua spada Durlindana.
In attesa che ulteriori studi facciano piena luce su questo antico documento non c’è dubbio che la leggendaria spedizione di Carlo Magno, descritta minuziosamente nel “Privilegio di Santo Stefano” di Carisolo, trova precisi riscontri e conserva, ancora oggi, a distanza di tanti secoli, un fascino straordinario.
La mitica figura del condottiero franco, che unì popoli e culture diverse, riformando le istituzioni e lo Stato, aprendo scuole e sviluppando commerci, rimane l’emblema della costruzione dell’Europa.