Carisolo, Trento

La Corte del Re

Alcuni personaggi ipotetici nell’affresco di Simone Baschenis nella chiesa alpina di Santo Stefano.

Alcuni personaggi ipotetici nell’affresco di Simone Baschenis nella chiesa alpina di Santo Stefano di Carisolo, Trento.

Carlo Magno

Re dei Franchi e dei Longobardi, imperatore del Sacro Romano Impero.
Carlo Magno nasce ad Aachen (Aquisgrana oggi al confine di Francia, Germania e Belgio) nel 742 d.C.; figlio di Pipino il Breve di Berta “dal grande piede”.
Nel 768, quando Pipino muore, il regno viene diviso tra i due figli: Carlo appunto e Carlo Manno.
Carlo Magno sposa Desiderata figlia del re longobardo Desiderio. Ciò preoccupa il Papa e il fratello, a causa dei conflitti di potere che da anni vedevano opposte le due parti: longobardi da un lato e franchi alleati del Papa dall’altro.
Carlo Manno muore nel 771 e Carlo si annette i territori del fratello e si avvia a riunire sotto il suo nome un territorio ancora più vasto conquistando i territori longobardi del suocero.
Il re franco scende per la prima volta in Italia dalla Val di Susa aggirando le fortificazioni dei longobardi e mettendo un lungo assedio alla città di Pavia (774).
Re Desiderio si arrende, dopo molti mesi di assedio.
La guerra con i Sassoni si conclude solo nell’804 con l’annessione della Sassonia e la cristianizzazione della stessa con la forza. Ben 4.500 rivoltosi vengono decapitati e le popolazioni vengono deportate. Alcuino, monaco di York, che però muore nello stesso anno, rimprovera al re questa atrocità invitandolo a non imporre la fede con la spada.
Nell’anno 778, al ritorno da una campagna contro la Spagna, viene tesa all’esercito di Carlo un’imboscata dai baschi, a Roncisvalle, nei territori della Guascogna, poco dopo il confine con i Pirenei. Qui muore Rolando, il nipote, cantato nelle gesta dell’omonimo poema medievale (La Chanson de Roland).
La Baviera del cugino duca Tassilone, si allea con i vicini Avari contro Carlo, quest’ultimo decide quindi di radunare un esercito giungendo attraverso i passi alpini fino al confine sulle sponde del fiume Lech. La guerra giunge presto al termine con la destituzione del duca (788).
Alla morte di Adriano diviene papa Leone III, ma i Romani cospirano contro di lui. Il Papa è costretto a rivolgersi a Carlo che lo salva. Grazie ai consigli del re franco, raggiunge così l’aspirata popolarità e nel giorno di Natale dell’800 il Papa incorona Carlo Magno imperatore ed Augusto.
Carlo Magno ha una vita familiare turbolenta con ben 7 mogli, 10 figlie e 8 figli.
Dopo 47 anni di regno Carlo muore nell’814 lasciandosi alle spalle un’eredità così vasta da meritarsi il titolo di primo fondatore dell’Europa moderna.

Alcuino Monaco di York

Educatore, teologo, uomo di scienza e di cultura, Alcuino nacque a York in Gran Bretagna, nel 735.
Si distinse, fin da giovane, per la pietà l’intelligenza e l’impegno manifestati alla scuola della cattedrale della città natale.
Nel marzo del 787, di ritorno da un viaggio a Roma, incontrò Carlo Magno a Parma e ne fu subito affascinato.
L’Imperatore lo chiamò alla sua corte ad Acquisgrana (Aachen) nominandolo Maestro della Scuola Palatina.
Prese parte al sinodo di Francoforte del 794 nel quale fu condannata come eretica la posizione “adozionistica delle due nature” di Cristo: la natura divina e la natura umana, cioè di coloro che ritenevano che Cristo fosse figlio del Padre solo perché “adottato” e non “consustanziale” a Dio.
Elaborò anche uno schema di “istruzione elementare per tutti”.
Nel 796 fu nominato dal re franco Abate di S. Martino di Tours, basilica verso cui Carlo Magno aveva una speciale predilezione. Infatti Carlo Martello, nonno di Carlo Magno, aveva salvato l’abbazia fermando l’avanzata degli arabi a Poitier, che si trova a pochi chilometri da Tours.
“Disce ut doceas”, (Impara per insegnare) era il motto di questo nobile monaco che ebbe il coraggio di rimproverare a Carlo Magno il massacro dei Sassoni dicendogli chiaramente che la “fede non si impone con la forza”.
Morì nell’804 causando un grande dolore all’Imperatore che gli era molto affezionato.

Angilberto l’abate intrigante

Potente abate della sontuosa abbazia di Saint Riquier, in Picardia, fu chiamato alla corte di Carlo Magno da Alcuino.
Uomo di grande cultura e di intelligenza rara, era amante anche della bella vita.
Monaco intrigante non disdegnava i piaceri del mondo e si racconta che avesse persino una relazione con Berta, una delle figlie di Carlo Magno , da cui ebbe due figli.
Prima di morire, nell’814, come già aveva fatto a suo tempo S. Brixio successore di S. Martino, Angilberto si pentì amaramente ed espiò le sue colpe, tant’è che i suoi biografi dicono che il suo corpo fu trovato intatto molti anni dopo la sepoltura.

Eginardo

Biografo di Carlo Magno

Molto di ciò che sappiano sulla vita e sulle gesta di Carlo Magno lo dobbiamo a Eginardo nella “Vita Caroli Magni”, scritto appena dopo la morte dell’imperatore del Sacro Romano Impero.
Molto più giovane del suo Signore, Eginardo nacque nel 770 da una famiglia benestante in un villaggio alla foce del Reno.
Era uno dei migliori latinisti del suo tempo con grandi capacità anche nel campo dell’arte e dell’ingegneria. Partecipò infatti alla costruzione della splendida Cappella Palatina di Acquisgrana (Aachen) capitale del regno franco che oggi fa parte della Germania, al confine con l’Olanda ed il Belgio.
Intimo confidente del Re e della sua famiglia, fece parte con Alcuino della cosiddetta “Scuola Palatina” che riuniva ad Acquisgrana i migliori intellettuali del tempo.
Diplomatico in missioni importanti e delicate dimostrò prudenza e capacità sia trattando con i Sassoni che con il Papa di Roma.
Descrisse la vita, le opere e persino il carattere del Re Franco, esaltandone le imprese, ma lasciando anche una grande quantità di informazioni di cui i posteri devono essergli grati.
Morì a Seligenstadt nell’840, ventisei anni più tardi della scomparsa di Carlo Magno, dopo essere entrato in un convento benedettino alla morte della moglie Imma.

San Glisente

Soldato eremita

La leggenda di S. Glisente è presente in Valcamonica da molti secoli.
Valoroso soldato di Carlo Magno, Glisente prese parte ai combattimenti sul Mortirolo (monte dei martiri) tra Franchi e Longobardi in cui caddero molti “fedeli ed infedeli”, come dice il Privilegio di S. Stefano di Rendena.
Poi, stanco del “sacro macello”, si ritirò sui monti di Berzo conducendo una vita da eremita.
Anche i fratelli Fermo e Cristina fecero altrettanto.
Ogni sera i tre eremiti accendevano un fuoco e così potevano comunicare dai monti circostanti; poi, uno ad uno, i fuochi dei fratelli non si accesero più e alla fine si spense anche quello di Glisente.
Si dice che un’orsa portasse al santo delle mele e un corvo il pane per sfamarsi; l’eremita si cibava anche di miele selvatico e del latte di una pecora mansueta che ogni giorno si lasciava mungere.
Dopo la sua morte il suo corpo fu trasportato dai fedeli a Berzo nella chiesa di S. Lorenzo per evitare che gli abitanti della Valtrompia tentassero nuovamente di rapire il corpo del santo dopo essere stati accecati per questo.
La grotta in cui viveva è ancora meta di pellegrinaggio e la pietra dell’antico eremita si dice emetta energie in grado di guarire i mali, in particolare il dolor di denti.

Antonio de Solerio

Il paggio di Carlo Magno

Nel privilegio di S. Stefano è scritto che un certo Antonio de Solerio, paggio di Carlo per ben 7 anni, “ebbe grazia” di 1500 anni di indulgenza per questa chiesa. Un numero molto alto per questa che allora era certo un piccola cappella.
Ciò significa che questo Antonio de Solerio era molto più di un paggio, probabilmente era anche il confidente o il consigliere del Re.
Da notare poi che il numero 7, già contenuto nel libro dell’Apocalisse, sulla base del quale è costiuita la Cappella Palatina di Acquisgrana ricorre più volte nei racconti su Carlo Magno.
Sette infatti erano i vescovi che lo accompagnavano, sette i “dormienti” compagni di S. Martino sepolti a Marmoutier presso l’Abbazia di Tours.
Solero è un piccolo paese in provincia di Alessandria che fa parte, con la Valle Camonica e con Sirmione e Peschiera sul Garda, della donazione di Carlo Magno all’abbazia di Tours.
Solero si trova su uno dei rami della Via Francigena che scendendo dalla Val di Susa andava verso Pavia.

Papa Adriano

Grande amico di Carlo Magno.

Papa Adriano, minacciato dall’espansione dei Longobardi, si rivolse a Carlo Magno per non perdere l’Esarcato di Ravenna e i possedimenti della Chiesa di Roma invocando l’antico trattato stipulato tra il padre di Carlo Magno e il Papa Stefano II.
Pipino il Breve aveva infatti garantito la difesa dei territori pontifici, condizione che si riteneva essenziale per garantire l’autonomia della Chiesa di fronte al mondo dell’epoca.
Nel 773 il re franco venne in Italia per la prima volta passando dal Moncenisio e mettendo un lungo assedio a Pavia (773-774) dove regnava Desiderio che capitolò solo dopo molti mesi.
Papa Adriano conobbe personalmente Carlo Magno di cui divenne più che un amico, un fratello.
Alla sua morte, nel 795, l’imperatore fu profondamente addolorato. Il successore di Adriano, anche lui salvato da Carlo Magno, questa volta da nemici interni, lo incoronò imperatore nella notte di Natale del 800.

Turpino

Vescovo di Reims

Segretario di Carlo Magno partecipò a numeroso sue imprese, in particolare quelle contro gli infedeli di Spagna.
Autore della “Historia Caroli Magni et Rotholandi” che è basata su racconti immaginati su un tessuto di verità storiche, Turpino , racconta la leggenda, cadde a Roncisvalle insieme al prode Orlando e al paladino Ulivieri.
I tre furono sepolti nella chiesa di S. Romano che si trova a Blaye in Francia, località citata nel privilegio di S. Stefano di Rendena dove Turpino è raffigurato con il vessillo crociato in mano. Questo personaggio, realmente esistito ai tempi di Carlo Magno, partecipò al concilio di Roma (769) facendo da tramite tra l’imperatore e il Papa Adriano I.

Teodolfo

Vescovo di Orleans

Nato in Spagna nel 760 d.C. morì ad Angers, Francia nell’821.
Letterato e poeta, fu chiamato alla Corte di Carlo Magno, accanto ad Alcuino, per occuparsi di importanti riforme liturgiche e popolari. Fu uno dei “missi dominici” inviati da Carlo nel sud della Francia per richiamare i giudici dell’epoca ad una maggior equità.
Prese parte alla disputa contro le teorie eretiche che mettevano in dubbio la Trinità scrivendo un trattato sullo “Spirito Santo” che “procede” dal Padre e dal Figlio.
Alla morte di Carlo Magno si fermò alla corte del figlio Ludovico il Pio, ma più tardi, accusato di cospirazione in accordo con il re Bernardo d’Italia, fu esiliato ad Angers.

I Pagani

Eretici ariani o iconoclasti

Nella leggendaria spedizione di Carlo Magno contenuta nel Privilegio di S. Stefano di Rendena si nominano molte volte i “pagani”.
L’etimologia del termine deriva da “pagus”, che in latino voleva dire luogo abitato in zona rurale e quindi sta ad indicare gente poco colta. Con l’avvento del cristianesimo, il termine indicava le popolazioni che idolatravano altri dei o, comunque, eretici.
In realtà Carlo Magno venne in Italia più volte per combattere i longobardi che appunto erano sostenitori dell’eresia ariana e delle sue variazioni come l’eresia “adozionista-delle due nature” che ai tempi del re franco si era diffusa in Europa e soprattutto in Spagna.
Queste teorie negavano la natura divina di Cristo, arrivando al massimo ad accettare la teoria delle due nature del Messia, quella umana e quella divina, che deriverebbe non da una generazione, ma da un’“adozione” da parte di Dio.
Famoso fu il dibattito pubblico sulla piazza di Aachen (Aquisgrana) tra Alcuino di York, l’intellettuale alla corte di Carlo Magno, e Felix, vescovo di Urgel in Spagna, che durò ben sette giorni e si concluse con la condanna dell’eresia adozionistica.
Il culto della S.S. Trinità era diffuso dai franchi per riaffermare l’ortodossia del Credo dove si proclama Cristo “consustanziale” (homoosius) al Padre.
L’eresia iconoclasta, che proibiva il culto delle immagini, veniva invece dall’impero d’Oriente, dove aveva provocato sanguinosi conflitti ed efferate stragi all’interno dello stesso palazzo imperiale.
La basilissa Irene, imperatrice d’Oriente, che aspirava ad unire in matrimonio la sua famiglia con quella di Carlo Magno per saldare tra loro i due imperi, aveva persino accecato il figlio Costantino VI, usurpando il trono e ripristinando il culto delle immagini.

Il Giudizio di Dio

Il Giudizio di Dio consisteva nel superare una difficile prova che, in caso di diatriba, conferiva al vincitore la ragione. Ragione confortata appunto dalla presunzione che questo fosse il volere di Dio che veniva invocato a testimone prima della prova.
Poteva trattarsi di immergere un braccio nell’acqua bollente, o di camminare sui carboni ardenti, oppure di affrontare un duello all’ultimo sangue.
Nel periodo carolingio queste prove di coraggio e di abilità e, a volte, di fortuna erano frequenti.
In questo modo si regolavano anche conflitti di grande portata che, se estesi a molta gente, avrebbero causato innumerevoli vittime.

L’orto di Carlo

Carlo Magno ci ha lasciato molte norme, consigli e indiscrezioni riguardanti la giustizia, l’amministrazione e la scuola che sono contenute nei cosiddetti “Capitolari” diffusi dai suoi “Missi dominici”, messaggeri che portarono in tutta Europa modelli di scambio e di comportamento sociale.
Nei “Capitolari de Villis” si insegnava persino quali erbe officinali si dovevano coltivare nell’orto.